Daniele Ruzzier è tra i più eclettici attori-autori che si sono dedicati anche alla didattica del teatro nel mondo della scuola e del sociale
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Commedia Nova

La Divina Commedia
La Divina Commedia di Dante Alighieri, scritta all’inizio di 1300, è l’ultima descrizione e visione generale del mondo nel medioevo. Questa immagine dell’universo riserva un posto importante per la musica nell’ordine della terra e dei pianeti. La musica risiede nelle regioni celesti dell’universo e per questo ha un grande ruolo, così dolce da non poter essere descritta, soprattutto nel Paradiso. Dante nella terza cantica nomina la musica francese come la più grande arte musicale, sopratutto la tradizione dei trovatori, ormai già trascorsa per il suo tempo.


Non si hanno testimonianze da parte di compositori contemporanei di Dante attraverso musiche scritte o preservate; pensando che solo più tardi ci sono stati alcuni compositori che si sono occupati di Dante, sia per la sua posizione isolata, anche per via del esilio, sia per la sua poesia piena e ricca di componenti musicali che non aveva bisogno di essere musicata. Questa ”musica della parola” – molto importante nel medioevo – prende una maggior importanza in questo concerto con le parti recitate nei diversi canti della Commedia. Anche la sinergia di musica, gesto e movimento - nel medioevo ancora molto evidente - viene proposta in questo progetto. Nel medioevo veniva ballata quasi tutta la musica profana ed una notevole parte della musica sacra.


Il prologo della Divina Commedia presenta l’anima smarrita ed il suo desiderio di una guida spirituale. Per questo Dante usa l’immagine del bosco oscuro, musicalmente raffigurato nella Caccia Or qua conpagni del Codice Rossi. Nel madrigale O ciecho mondo, Jacopo da Bologna lamenta sulla cecità del mondo dicendo che in ogni gioia è nascosto il veleno della morte.


All’inizio della Commedia Dante perde i sensi ”svenendo” con la musica di uno dei brani più all’avanguardia del medioevo (Fumeux par fume fumee del Codice Chantilly) e si sveglia nell’Inferno. L’Inferno non conosce nessuna musica, solo urli, grida e suoni distorti si sentono ovunque. Invece, in alcune opere pittoriche, sono raffigurati strumenti musicali nell’inferno fra i quali anche l’arpa gotica (vedi l’inferno dei musicisti di Ieronimo Bosch). Uno dei pochi compositori rinascimentali che ha musicato testi di Dante è Luzzascho Luzzaschi con il suo madrigale cromatico Quivi sospiri.


Giunto nel punto più profondo e oscuro dell’Inferno, in quel luogo, dove viene torturato anche il traditore Iuda, si sentono di Inni sacri distorti ed ironici (Vexilla regis prodeunt). Il lamento musicale Plangiamo del crudel baciare del Laudario di Cortona piange sul bacio di Iuda (uno dei pezzi più vicini a Dante di una collezione di canti sacri popolari della Toscana del 1200) conclude per Dante l’esperienza dell’Inferno per farlo giungere ai piedi della montagna del Purgatorio ”a salire alle stelle”.


A questo punto il testo prende una atmosfera primaverile accompagnato dal canto Veris dulcis in tempore dei Carmina burana. Nel Purgatorio vengono descritte le ”colpe minori”, ad esempio troviamo la sfiducia, l’orgoglio e la rabbia, rappresentate da una danza furiosa del Codice Rossi: la ballata Per tropo fede. In genere le anime sono già salvate e si trovano nella speranza della liberazione e della resurrezione (Ave gratia plena di Marchetto di Padova, che prega per quelli che sono giunti nell’ombra).


Arrivato nel Paradiso, Dante ritrova la sua musa: Beatrice. L’immagine di Beatrice viene posta da Dante come similitudine "trasportandola" a quella di Maria. La maggior parte della musica sacra del medioevo si referisce alla Vergine Maria (Ave maris stella/Ave donna sanctissima). Il primo canto del Paradiso, nella dolce atmosfera celeste, viene accompagnato da una canzone antica inglese d’amore: Byrd on brere. La visione di Dio, che conclude l’esperienza del Paradiso e tutto il viaggio Dantesco, viene illustrata da un Organum del periodo di Notre Dame a Parigi che loda il Signore (Benedicamus Domino).


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